Spring Breakers: un gangster-movie rosa fluo

Spring Breakers, la nostra recensione del film con Selena Gomez e James Franco: tutti i motivi per non perderlo su Netflix

Pubblicato da Valeria Fossatelli Giovedì 10 ottobre 2019

spring breakers
L'attrice Selena Gomez e The ATL Twins. Foto Getty Images | Christopher Polk

Spring Breakers – Una vacanza da sballo disponibile oggi sul palinsesto di Netflix, è uno di quei film che se siete nati tra gli ‘80 e i ‘90 non potete davvero perdervi.

Chi tra noi non ha avuto un debole per i teenmovies al femminile? Da Mean Girls, a Saved, fino a Thirteen, Amiche cattive, Sleepover, Quel pazzo venerdì, etc… la lista sarebbe interminabile. Chi di noi non ha amato profondamente quella sbarazzina strafottenza dai toni rosa, viola e lilla? A volte più scuri ed introspettivi, altre più chiari e leggeri come un ombretto in omaggio con il settimanale che compravamo in edicola il sabato mattina al mare?
Se vi è bastata questa intro per un tuffo nel passato allora Spring Breakers – Una vacanza da sballo, è il vostro film.

Spring Breakers: un ritratto generazionale

Dalla sete di estetica pop e pink che potreste aver bisogno di soddisfare, ad una lunga lista di motivazioni che includono il vostro essere diventate, nel frattempo, più che grandicelle che spaziano da James Franco nei panni di un rapper scapestrato dal cuore d’oro ad una soundtrack a dir poco memorabile, sino a giungere a scene vietate ai minori di 14 anni ai limiti del glamour estremo.
Devastato dalla critica, odiato, amato, forse incompreso, il lungometraggio diretto da Harmony Korine (già celebre per Gummo, cinico e spietato docu-movie), dipinge una realtà a tratti dura da digerire dalle tinte oniriche e sgargianti in un’atmosfera adrenalinica ma pregna del più puro tra gli step esistenziali: quello della ricerca di se stessi all’alba dei vent’anni.
Spring Breakers mostra o, per meglio dire, sbatte in faccia allo spettatore che cosa significhi realmente la parola sballo per quattro ventenni americane tra abuso di droghe, musica elettronica targata Skrillex, scene pulp rimaste negli annali tra malaffare e spaccio, feste universitarie e alcol come se piovesse.

La trama

Faith (Selena Gomez), Cotty (Rachel Korine), Candy (Vanessa Hudgens) e Brit (Ashley Benson) sono quattro ragazze che frequentano il college: medioborghesi, lascive, irresponsabili, figlie di un tempo in cui un filtro Instagram rappresenta la vera patina di una realtà artificiale e vana. Tutto ciò cui ambiscono è prendere parte allo Spring Break: la pausa primaverile degli universitari in cui la Florida viene usualmente e letteralmente devastata da orde di studenti in vacanza in preda alla fame di eccesso. Eccesso, appunto: quella forza rappresentativa che il regista trasmette nelle proprie scelte tecniche e stilistiche per coinvolgervi in una spirale dissoluta ed ipnotica.
Non potendo partecipare allo Spring Break per mancanza di fondi, le ragazze decidono di rapinare un fastfood per raggiungere la cifra di cui necessitano per partire. Da quel momento in poi il viaggio o, per meglio dire, il percorso delle protagoniste subirà fasi diverse in un crescendo di emozioni ed esperienze che caratterizzeranno, seppur in un vortice di immoralità, un’ascesa di maturazione, quasi una moderna Woodstock.
Harmony Korine mostra una gioventù dedita alla costante ricerca dell’apparire, alla vanità più esplicita, regalandoci una vera e propria perla cinematografica che anticipa l’epoca di Instagram attraverso un ritratto audace ed autentico tra inni di chiesa e sesso orale a pistole (giocattolo e non), rapine, letti kingsize cosparsi di dollari, glitter e rossetti alla frutta. Lolita incontra Tarantino in un’opera dissacrante quanto unica in cui l’esaltazione della criminalità, della droga, dell’eccesso scenico trova tutta la propria veemenza e dimensione nella scena cardine del film, una scena che definire la cosa più figa dei primi anni dieci del Duemila sarebbe poco, che, evitando qualsiasi spoiler tratteggeremo così: un pianoforte, una spiaggia, Everytime di Britney Spears e tutta la dissolutezza di tre ragazze in passamontagna rosa, bikini e kalashnikov.

Un cast non casuale

La scelta di includere nel cast due tra le più rappresentative icone dell’universo Disney Channel non è affatto casuale da parte del regista. Selena Gomez e Vanessa Hudgens, infatti, rappresentano per l’immaginario collettivo quella narrazione edulcorata, femminile e e junior che ha visto nascere alcune delle star più importanti dell’attuale panorama cinematografico e musicale, si pensi a Miley Cyrus nella intramontabile interpretazione di Hannah Montana, a Lindsay Lohan nei lungometraggi di maggior successo di casa Disney, alle gemelle Olsen nelle loro innumerevoli performances fin da piccolissime. Cosa accomuna tutte queste giovanissime celebrità? Molte di loro, tradite da un’ondata di successo più che meritata, non hanno potuto fare a meno che venire trascinate in un baratro che può apparire affascinante, sebbene estremamente pericoloso per buona parte dello starsystem: droga,alcol, depressione e tossicodipendenza. Korine sottolinea questo aspetto nella scelta del cast, fatta eccezione per la moglie Rachel Korine, nei panni di una delle quattro protagoniste: la ribelle Cotty.
L’estremo realismo, il dissesto dei costumi, la denuncia sociale fa di questo film un vero e proprio ritratto assolutamente imperdibile della devastazione contemporanea, ponendola in primo piano quasi come un modello da imitare.

Spring Breakers: un ritratto a tinte rosa fluo di una modernità maledetta e criminale, un cult generazionale.
Vietato perderlo. (A patto che abbiate più di 14 anni e che abbiate visto almeno un film con Lindsay Lohan)