Arredamento: l’arte del riuso firmata Julia Lohman

La designer tedesca Julia Lohman, ha realizzato una nuova serie di accessori d'arredamento: trattasi di vasi ricavati da antiche ossa trovate sulle sponde del Tamigi. Non è l'unica idea bizzarra che ha avuto.

Pubblicato da Ryan86 Giovedì 11 marzo 2010

Che la famosa designer tedesca Julia Lohman sia sempre stata un po’ strana nelle sue realizzazioni non c’è dubbio. Questa volta, con il suo compagno Gero Grundmann, si è spinta sulle rive del Tamigi alla ricerca disperata di resti di ossa animali. Obiettivo della Lohman è quello creare oggetti con le ossa levigate e modellate dall’acqua. Ha realizzato così graziosi vasi per fiori, tinte naturali e resine. Alcune ossa risalgono addirittura al periodo vittoriano, parliamo quindi di cento-centocinquanta anni fa, acquisendo così anche un prestigioso valore storico, oltre che artistico.

Non è sicuramente un’arte per deboli di stomaco quella della designer tedesca che in passato ha fatto anche di peggio. Non molto tempo fa infatti la Lohman si è esibita al salone di Milano, trasformando davanti agli occhi sorpresi e straniti dei visitatori, filamenti di alghe di diverse specie in eleganti lampadari da soffitto, collane stravaganti. Chiaramente avrà trovato il metodo anche per limitarne l’odore o almeno ce lo auguriamo.


Di gran lunga più rivoltanti i controsoffitti ricavati dall’essicazione delle interiora delle pecore, mentre dei particolari vermetti sono stati utilizzati per creare un inchiostro per eccentrici disegni. O ancora lampade realizzate con gli stomaci di bovini, precisamente con il quarto stomaco fornito di “trame” più eleganti, se così si possono definire.

Contro ogni previsione queste idee se vogliamo anche un po’ bizzarre, sono state ritenute geniali e vengono considerate opere d’arte. Sicuramente anche grazie alla moda sempre più diffusa di fare eco-design e probabilmente se le stesse opere fossero state create un solo decennio fa’, sarebbero state considerate in maniera diversa. Attualmente però viene considerata come un modo ironico e forse un po’ estremo di fare del riuso.