Lavoretti per bambini, come realizzare un pupazzo di neve anche senza neve

pupazzo di neve

Il pupazzo di neve è sicuramente uno dei giochi più divertenti da far fare ai bambini quando si è in montagna o quando la propria città è immersa nel manto candido della neve. Non sempre, però, si è così fortunati da vivere o visitare un luogo dove spesso cadono fiocchi bianchi. Per chi abita al Nord è più facile ammirare nella stagione invernale questo spettacolo, mentre per i bambini che vivono in località un po’ più calde non sempre è possibile. Ecco perché oggi ho deciso di spiegarvi come realizzare un pupazzo di neve. Sia con la neve sia senza!

Non appena adulti e bambini vedono un po’ di neve ammassarsi nei giardini, eccoli pronti con guanti e sciarpa per realizzare un bel pupazzo di neve. Realizzarlo è molto semplice (più difficile è farlo resistere a lungo!): il corpo e la testa sono realizzati con due palle di neve, una più grande per il tronco, una un po’ più piccola per la testa. Una carota funzionerà perfettamente da naso, mentre due bottoni o due sassi serviranno da occhi. Dei rametti potranno fare le braccia. Il pupazzo si può poi addobbare con vecchie sciarpe e giacche, mettendogli magari in mano una scopa e in testa un cappello.

Ma come possiamo fare un pupazzo di neve se non disponiamo della neve? E’ presto detto. Possiamo andare in merceria e comprare quelle palline di polistirolo che possono ovviare alla mancanza di neve e magari addobbarle con spilli e paillettes. Se non avete voglia di uscire, invece, potete pensare di farlo disegnare ai bambini su un foglio di carta. Ma se volete qualcosa di più tridimensionale, che ne dite di usare la carta? Le palle di neve possono essere realizzate appallottolando dei vecchi giornali che andrete poi a dipingere di bianco e del colore giusto. E i bambini potranno poi decorare il loro pupazzo come meglio credono, magari utilizzando i vestiti delle bambole!

Ed ecco qui i nostri consigli per realizzare dei micro pupazzi di neve da usare come segnaposto a tavola!

Foto di Paolo Arosio.

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Lunedì 16/01/2012 da

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