Chi dice Donna dice Tacco di Bea Buozzi

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    Chi dice donna dice tacco

    Non è solo l’apologia del tacco, in quanto migliore amico, dopo i diamanti chiaramente, delle donne. Non è solo il solito libro che snocciola, con fare un po’ troppo enciclopedico, i vari tipi di scarpe, con sfumature e aneddoti storici o modaioli. No: il libro di Morellini editoreChi dice Donna dice Tacco” firmato da Bea Buozzi, un po’ giornalista, un po’ scrittrice (tanto, considerati tre volumi all’attivo), un po’ misteriosa fashion setter, è molto di più. È un intreccio di vite, di spezzoni di esistenze, una sorta di carrellata o, meglio, per stare in tema, di “scarpiera” di racconti rubati o regalati dagli internauti, descritti dal punto di vista delle scarpe, delle calzature delle protagoniste.

    Un libro da non perdere

    Per le amanti del genere, è il libro da avere. Per le fashion victim, più o meno consapevoli, e per le fashion setter, più o meno aspiranti tali, è il volume da leggere tutto d’un fiato, tra una sessione di shopping e l’altra (ovviamente). Per le curiose e i curiosi, è una lettura “spassosa”, intrigante, che non rischia di annoiare anche i più digiuni in materia (di scarpe, s’intende).

    È una celebrazione tra le righe, ma nemmeno troppo celata, del feticcio declinato al femminile per eccellenza: le scarpe, preferibilmente con il tacco, che se è altissimo è ancora meglio.

    I presupposti di partenza sono tanto chiari, quanto ironici e illuminati. Innanzitutto l’equazione che riassume passioni, vizi e differenze tra uomini e donne: gli uomini stanno alle macchine, come le donne ai tacchi. Senza dimenticare l’altro assioma, secondo cui ogni donna si identifica con un tipo di scarpe preferito, una calzatura con cui si sente pienamente in sintonia. Chiariti gli assunti iniziali, l’autrice propone una selezione di storie raccontate in punta di tacco, scorci di vite, di amori, passioni e avventure, viste da una prospettiva da vera shoeaholic, la fashion victim che punta tutto (lo stipendio) o quasi sulle scarpe.

    A ciascuna donna la sua scarpa, a ciascuna storia il suo tacco. Ogni cenerentola merita la sua scarpetta, che sia una decolleté tacco 12 con la mitica suola rossa, un sandalo con la zeppa a prova di slalom tra impegni e pavimentazioni cittadine, un sandaletto flat alla schiava o una scarpa con plateau degno della più sofisticata ingegneria strutturale, poco importa. Perché, per non farci mancare nessun aforismo in tema con il libro, se Archimede fosse nato al giorno d’oggi (e fosse stato donna, probabilmente) avrebbe detto “Datemi un tacco e vi solleverò il mondo”.